Quando si nomina il trauma è come se questa parola arrivasse dritta allo stomaco di chi l'ascolta, risvegliando sensazioni fisiche prima che mentali. È una parola forte, cruda, quasi "buia". Traumatico è qualsiasi evento che supera le capacità dell’individuo di fronteggiarlo, facendolo sentire inerme e in pericolo e segnando un prima e un dopo nella sua vita. Anche se ognuno di noi reagisce in maniera diversa alle situazioni, generalmente, possono essere considerati eventi traumatici gli incidenti, le calamità naturali, le aggressioni, le perdite improvvise etc.
Tuttavia, non sono difficili solo le esperienze in cui si è stati fisicamente in pericolo, ma anche tutte quelle situazioni in cui ci si è sentiti trascurati, umiliati, non amati. Anche in questi casi la componente emotiva può essere soverchiante anche perché, spesso, si tratta di situazioni spiacevoli che si ripetono nel tempo e dalle quali si fa fatica a proteggersi perché perpetrate proprio dalle persone che dovrebbero sostenerci e aiutarci (parenti, insegnanti, compagni di classe...).
Il cervello possiede la capacità di trasformare/elaborare le esperienze che vive integrandole in modo adattivo nel suo sistema di memorie.
Questo continuo elaborare e immagazzinare informazioni permette di creare una sorta di database di esperienze passate che aiuta la persona ad orientarsi nel presente: automaticamente, di fronte ad una situazione nuova, si attiva la rete di ricordi passati e si decide se la situazione è positiva, piacevole o, al contrario, potenzialmente pericolosa.
Quando però l’impatto emotivo è troppo alto, il sistema collassa: il risultato che ne consegue è che quelle memorie non saranno immagazzinate all'interno di una storia organizzata e coerente, ma rimarranno sotto forma di immagini (flash), sensazioni fisiche, suoni ed emozioni scollegati tra loro.
Le memorie traumatiche rimangono come congelate. Impenetrabili ad ogni rielaborazione. Per loro il tempo è quello di un eterno presente; quando si attivano non sono utili in alcun modo e rispediscono la persona nel terrore.
La terapia con EMDR si basa sull’idea che alle origini della sofferenza attuale della persona vi siano le memorie traumatiche, ovvero delle esperienze non elaborate che ancora causano dolore.
I sintomi che la persona presenta sono il risultato di questo dolore non trasformato, possono addirittura essere considerati delle modalità per fronteggiarlo e gestirlo. Alcune di queste modalità possono essere l'abuso di alcool, di sostanze stupefacenti e di farmaci. Anche l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari e i disturbi della personalità, possono essere, in realtà, dei modi per prendersi cura del proprio dolore, modalità disfunzionali per riuscire a trovare un sollievo da sé stessi.
L'EMDR lavora allo stesso livello neurofisiologico in cui le memorie sono state immagazzinate permettendo al sistema di riprendere il normale processo di elaborazione e integrazione. Lo fa grazie ad un protocollo standardizzato che permette il recupero di diversi aspetti del ricordo traumatico (immagini, emozioni, cognizioni e sensazioni corporee) e la stimolazione bilaterale attraverso i movimenti oculari.
Dopo qualche seduta il carico emotivo legato al ricordo traumatico si allenta: l’esperienza viene integrata e la persona percepisce il ricordo come non più disturbante. Desensibilizzando il ricordo traumatico, anche la sintomatologia va a ridimensionarsi fino ad arrivare a risolversi.
La terapia con EMDR viene fatta solo da terapeuti esperti e attenti a cogliere l’intera storia di vita della persona e ad accompagnarla sia nell’isolare i ricordi traumatici che nell’elaborarli fornendo costantemente il giusto supporto e la giusta informazione, in un percorso intenso, profondo e trasformativo.